Piano per il Sud: ecco com’è strutturato

123 miliardi di euro fino al 2030 per rilanciare il Mezzogiorno: è quanto prevede il Piano Sud del Governo, presentato dal ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, insieme al premier Conte a Gioia Tauro. Già nel breve termine, nel periodo 2020-22, ci sarà già un primo impatto da 21 miliardi di euro (+65% rispetto al triennio 2016-18) massimizzando l’impatto delle misure nella Legge di Bilancio 2020 per aumentare sensibilmente gli investimenti pubblici. Le azioni su cui si concentrerà l’attività del Governo per rilanciare gli investimenti nel Sud nel triennio 2020-22, a parità di risorse disponibili e senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, “garantiranno una maggiore dotazione di risorse e capacità spesa in conto capitale in media d’anno di circa 7 miliardi di euro, pari all’1,8 per cento del Pil del Mezzogiorno”. Tra i punti principali del Piano c’è quello di “un Sud rivolto ai giovani”. In particolare si punta ad investire su tutta la filiera dell’istruzione, a partire dalla lotta alla povertà educativa minorile, per rafforzare il capitale umano, ridurre le disuguaglianze e riattivare la mobilità sociale. Per conseguire questo risultato il piano punta a scuole aperte tutto il giorno, al contrasto alla povertà educativa e alla dispersione scolastica; alla riduzione dei divari territoriali nelle competenze; al potenziamento dell’edilizia scolastica; all’estensione No Tax area (senza penalizzare le Università), e all’attrazione dei ricercatori al Sud. Ma non solo: si punta anche ad infittire e ammodernare le infrastrutture, materiali e sociali, come fattore di connessione e di inclusione sociale, per spezzare l’isolamento di alcune aree del Mezzogiorno e l’isolamento dei cittadini in condizioni di bisogno. Un Piano Sud del Mit di oltre 33 miliardi ma anche affrontare l’emergenza viabilità secondaria. Si vuole affrontare l’emergenza viabilità secondaria, istituire un Fondo infrastrutture sociali per comuni medi e piccoli, realizzare nuovi nidi al Sud, favorire l’inclusione abitativa per cittadini e lavoratori svantaggiati, creare ‘Case della salute’ per l’assistenza integrata e rinnovare la dotazione tecnologica sanitaria. Inoltre si punta a rafforzare gli impegni del Green Deal al Sud e nelle aree interne, per realizzare alcuni obiettivi specifici dell’Agenda Onu 2030 e mitigare i rischi connessi ai cambiamenti climatici. In particolare è previsto un ‘reddito energetico’ per le famiglie; una sperimentazione di economia circolare; un potenziamento del trasporto sostenibile; contratti di filiera e di distretto nel settore agroalimentare; una gestione forestale sostenibile. Altro obiettivo è supportare il trasferimento tecnologico e il rafforzamento delle reti tra ricerca e impresa, nell’ambito di una nuova strategia di politica industriale. In particolare grazie ad un Credito d’imposta in ricerca e sviluppo al Sud; al rafforzamento degli Its al Sud; al potenziamento del ”Fondo dei Fondi”; ad una Space Economy Sud e ad aiutare lo sviluppo di Startup tecnologiche al Sud. Si vuole inoltre rafforzare la vocazione internazionale dell’economia e della società meridionale e adottare l’opzione strategica mediterranea, anche mediante il rafforzamento delle Zone Economiche Speciali (Zes) e i programmi di cooperazione allo sviluppo. La creazione di lavoro buono, soprattutto per i giovani e le donne, è la premessa e la conclusione necessaria del Piano Sud 2030. Come ha detto il Presidente del Consiglio: “E’ la prima volta che un governo presenta un programma decennale per il Sud. Vogliamo che il Sud non sia più schiavo. Mai più rassegnazione, mai più piangersi addosso. Non vogliamo più narrazioni tossiche per il Sud che è sinonimo di ambizione e deve diventare sinonimo di eccellenza. Ormai le ricerche ci dicono che ogni euro investito al Sud rende 0,4 euro di domanda di beni e servizi al Centro-nord. Il rilancio del Sud è il rilancio del Nord. Sulle risorse finanziarie per l’attuazione del Piano Sud sono tranquillo. Le risorse, cospicue, le abbiamo ma fin qui non sono state spese bene. C’è una difficoltà di spesa un pò per come è strutturata la macchina organizzativa, un pò perché con alcuni gangli non siano ancora efficaci nella progettualità ma ci stiamo lavorando”.

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